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caffe

753+1


...ecco un storia pronta per essere trasformata in un film...
(se ci fosse un produttore interessato)


753+1
la storia che parte "de là" e arriva "de qua"

Insomma fu così che una sera, in un famoso programma d'intrattenimento,si presentò un
ragazzo che si faceva chiamare con un nome che sembrava il primo che gli fosse passato nella
mente. Mario Rossi.
Egli sosteneva di essere direttamente collegato con il mondo dell'antica Roma. Narrava aneddoti
sconosciuti, episodi ricchi di particolari davvero strabilianti, alcune volte dava delle risposte a dei
fatti storici di cui non si conosceva l'esito.
Una sera ad esempio, raccontò di sapere che fine avevano fatto uno dei pugnali che servì per
uccidere Cesare. Una troupe esterna del programma si recò su sua indicazione lungo le pendici
del Palatino e scavò (diciamolo pure, in maniera clandestina) lateralmente al muro di sostruzione
fino a trovare, nascosto dietro la parete di laterizi, un arnese arrugginito ancora arrotolato da un
groviglio di lacci di cuoio.
Questi episodi si susseguivano, e pian piano Rossi, stava diventando un eroe del pubblico per il
modo coinvolgente e magico che aveva nel raccontare le storie. Improvvisamente, in una
puntata, il presentatore chiese se tra il pubblico c'era qualcuno con uno di quei ciondoli con
incastonata una moneta romana, voleva, così su due piedi, degli oggetti romani, per poi chiedere
a Mario di riconoscere un eventuale falso. E' chiaro che voleva metterlo in difficoltà, diciamolo
pure, voleva tendergli una trappola. Salirono sul palco nove persone, sette donne e due uomini.
Avevano quasi tutti un pendente, tranne due che portavano la moneta avvolta da un anello d'oro.
Erano due sorelle gemelle, e gli anelli gli erano stati regalatidal padre, il giorno stesso della loro
laurea.
Si sistemarono tutti in piedi, a qualche metro da Mario. Il presentatore fece il cenno di levare i
gioielli, ma Rossi con uno sguardo li bloccò.Non ce n'era bisogno. Li osservò in silenzio. Poi
aguzza lo sguardo, fa un segno ai primi quattro e al penultimo di tornarsene al posto, i cinque
fanno un passo e scendono dal palco. Il pubblico basito accenna un incontrollabile...ohhhhhhh.
Poi si alza. Lentamente, con gli occhi bassi, passa in rassegna i 4 rimasti. Gli gira intorno, gli è
alle spalle. Appoggia la mano sul braccio dell'ultimo, quello lo guarda e capisce che deve tornare
al posto. Rimangono in tre. Le gemelle e un tipo stempiato.
Rossi prende tra le mani la collanina di quest'ultimo, il silenzio del pubblico era l'unica prova che
fosse lì, perchè le telecamere erano tutte sulla mano che stringe il monile.
I due si guardano, Mario socchiude gli occhi, annusa la moneta come fosse un fiore, le sue mani
sembrano cambiare colore al contatto con il pendaglio, ben inquadrate in un primo piano,
sembrano come rivitalizzarsi

Mario Rossi apre lentamente gli occhi, come si fosse svegliato da un dolcissimo sogno, sorride
dolcemente. Adesso guarda il tipo come si guarda un amico.
Quello emozionatissimo sembra commuoversi, Mario lo invita ad accomodarsi accanto al
presentatore. Il pubblico basito accenna un altro incontrollabile...ohhhhhhh.
Poi Rossi va dalle due sorelle. Prende le mani di entrambe, le porta con docezza alle sue
guance. Le annusa ad occhi chiusi, dolcemente, come fosse un elegante baciamano. Poi alza lo
sguardo, sorride ad una delle due, che, come per incanto, da sola, va a sistemarsi vicino all'altro
prescelto. Il publico ipnotizzato segue con lo sguardo la ragazza che va anche lei accanto al
presentatore, nel silenzio si sente....ohhhhhhh.
A questo punto Mario prende la mano della donna rimasta e gli dice: "non è per preferire lei che
tuo padre ti ha donato un anello falso, lui non lo sapeva, è stato soltatno imbrogliato" Poi la invita
a scendere e a tornare al suo posto. I più stupidi a casa, inchiodati al televisore non facevano
altro che guardarsi e ripetere, "è un genio..oh mamma mia, è un genio..." I più intelligenti erano lì
a sottolineare di quanto possa essere facile riconoscere un tappo arrugginito da una moneta
imperiale. Il giorno dopo stupidi e intelligenti, emozionatissimi, non facevano altro che gesticolare
nei bar, con le pagine dei giornali ben aperte sulla cambusa dei gelati, le gesta e le frasi taglienti
di Mario Rossi. Inutile dirlo, la prova del carbonio 14 diede ragione a Mario.Le uniche monete
originali quindi, erano quelle dei due rimasti sul palco.
Verità o menzogna? Chi lo sà.
Fatto sta che degli archeologi decisero di approfondire la vicenda. Parallelamente con
discrezione, senza che lui lo venisse a sapere, hanno cominciato a studiare i luoghi e le vicende
che raccontava. Hanno tradotto le frasi in latino con cui cominciava i racconti accorgendosi che
l'idioma usato era a loro pressochè sconosciuto, come fosse uno slang, un dialetto popolare che
alla fine comunque funzionava, anzi, era più veloce e intuitivo. Mario sosteneva con grande
sicurezza che avrebbe riconosciuto, tra mille falsi, qualunque oggetto superasse i 1800 anni che
fosse stato toccato da alito romano. Fatto sta che un equipe straniera sponsorizzata da una
grande azienda farmaceutica, decise di "apparecchiare" la sfida. Sarebbero stati trasportati dai
musei di tutta Italia, oggetti romani autentici, dalle lucerne di terracotta ai dadi di avorio, dai
vasetti alle monete. Tutti i pezzi sarebbero stati sistemati su dei tavoli. Tra questi ne sarebbe
stato "infiltrato" segretamente solo un falso, un solo oggetto creato da uno dei più preparati e
abili falsari dell'alto Lazio.
Alla domanda "quanti pezzi sei disposto ad esaminare?",
Mario rispose "754", come l'anno della fondazione di Roma...più uno; l'intruso

Sfacciataggine, invenzione? Chi lo sa.
Il pubblico lo adorava, silenzioso e rapito, ascoltava i suoi racconti talmente veritieri, che
sembrava fossero appoggiati lì,dietro di loro, ad appena un passo dalla loro conoscenza, subito
dietro l'angolo della loro visione della storia. Una sera però, Mario Rossi era particolarmente
agitato, rispondeva in maniera distratta alle domande del presentatore. Chiese di poter parlare
subito di una certa cosa e velocemente arrivò al dunque. Prese fiato e raccontò di un certo
Marzio. Figlio di un ricco commerciante di spezie e conchiglie, era stato ucciso da dei balordi
entrati in bottega per rubare l'incasso della giornata. Ma non è di questo che Mario voleva
parlare. Mario, ad un certo punto del racconto, fece una specie di appello.
C'era da trovare una donna. C'era da trovare colei che amava Marzio, diventandone l'amante
segreta nei mesi precedenti alla sua morte. Si chiamava Livia, pare che i due fossero
innamoratissimi e che si incontrassero ogni notte sotto l'arco di Dolabella. Insomma Mario voleva
sapere che fine avesse fatto quella donna. Il pubblico stupito e accorato, davanti agli occhi
speranzosi di Mario, si chiese cosa avesse potuto fare per accontentare questa richiesta di aiuto.
In fondo erano passati duemila anni, e poi, non era lui che portava notizie dal passato? Non era
lui che aveva questo filo di collegamento con il passato di Roma? I più stupidi, da casa,
preoccupati dalla richiesta di Mario già fremevano per cercare un modo di aiutarlo, di trovare la
ragazza. I più intelligenti, analizzando il fatto che la tipa aveva vissuto circa 2000 anni prima,
ritenevano folle anche solo immaginare che fosse realmente esistita. Il giorno dopo gli stupidi e
gli intelligenti, a braccetto giravano per la città pronti ad unirsi alle forze di ricerca. Scattò un onda
di solidarietà. Nel teatro la sera, la gente si accalcava intorno a Mario come fanno generalmente
i giornalisti, per avere informazioni sull'identikit di Livia. Da casa, centinaia di telespettatori
telefonavano per sapere se da un momento all'altro qualche troupe si sarebbe mossa alla volta
del centro di Roma per setacciare vicoli e piazze alla ricerca di indizi. L'Istituto Centrale del
Restauro offrì monili e scampoli di tessuto appartenuti a donne romane affinchè potessero
"creare atmosfera e familiarità" e facilitare la ricerca.
Il Presidente in persona si informò per sapere se c'era bisogno dei lagunari.
La situazione si stava facendo caotica, per ogni foto di Mario triste pubblicata sui giornali, mille
lettere di conforto e speranza arrivavano nelle redazioni.
Su internet un sito appositamente allestito ricostruì gli ultimi giorni dei due amanti per le strade di
Roma antica, inserendo indizi, testimonianze, ricerche storiche. Alcuni illustri archeologi tedeschi
e francesi si riunirono a Francoforte per mappare tramite un satellite tutta la zona del colle Celio
alla ricerca di tracciati "emotivi", cercando di capire, analizzando la Forma Urbis, quelli che
potevano essere i percorsi più adatti per giungere di notte all'arco

Un famoso cantante romanesco, si fece costruire un "sensore musicale" per vedere se cantando
degli stornelli, ci fosse stato un eco di ritorno che riportasse indietro frasi e parole che i due si
scambiavano nelle ore d'amore passate insieme. Cioè, non vi dico, stavano succedendo cose da
matti. Ma niente. Passavano i giorni e la situazione non si sbloccava. La televisione continuava e
mandare in onda bollettini rimpastati. Notizie confezionate sull'onda di una speranza.
Venne il giorno della sfida. Il momento dei 754 reperti da visionare. Un solo pezzo falso da
riconoscere tra centinaia autentici, unica cosa in comune: tutti apparentemente antichi. Un pò
come trovare una stupenda perla coltivata tra 754 nate da un ostrica nel mare. Mario ci arrivò
comunque preparato, il mancato ritrovamento di Livia lo aveva abbattuto ma non gli aveva fatto
perdere l'abilità, anzi, erano i momenti così che rafforzavano il contatto con il passato
Ancora nessuno l'aveva vista, e Livia già aveva fatto il giro del mondo. Non c'era ancora il
minimo indizio di dove potesse essere, e la sua anima respirava nel silenzio degli occhi di tutti
coloro che la immaginavano, e quindi la cercavano...in ogni angolo della terra.
Ad assistere alla sfida "754" c'erano inutile dirlo, le televisioni di tutto il mondo. Mario aveva
dettato il regolamento, una giorno intero per osservare i pezzi esposti, poi entro le 22.00 avrebbe
"confermato" la scelta. Avrebbe riconosciuto il reperto falso. La mattina alle 8.45, l'ultimo operaio
lasciò la galleria del teatro (le cui poltrone erano state smontate precedentemente). I giurati
sistemarono gli ultimi dettagli e controllarono che le luci illuminassero omogeneamente ogni
oggetto. Alle 9.00 in punto era previsto l'arrivo di Mario.
Ad assistere dal vero alla prova, solo 30 invitati silenziosamente sistemati nella parte più buia
della sala. Pare che per riuscire ad ottenere l'invito alcuni di essi abbiano ceduto sostanziali
quote delle loro società, e che un politico, per un biglietto, abbia addirittura cambiato
schieramento. In prima fila c'erano accomodate dieci persone fatte prelevare da Mario a caso
nella suburra, erano così emozionati che se ne sentiva la presenza nonostante l'oscurità.
Tutto era pronto, ma intanto Mario non arrivava.
Si erano fatte le 9.30, poi le 10.00, passavano i minuti...ma Mario non si vedeva.
I più stupidi immaginarono che gli fosse successo qualcosa, che avesse avuto un contrattempo,
neanche per un attimo pensarono che fosse stato un gesto di vigliaccheria. I più intelligenti,
immediatamente ritirarono fuori il pensiero avuto la prima volta che videro Mario in televisione;
"ecco il solito lestofante, l'avevo detto io che era un imbroglione"....
Un ora dopo stupidi e intelligenti erano impietriti e silenziosi a fissare lo schermo, a seguire con
lo sguardo confuso le scritte che scorrevano in sovrimpressione:
"....-siamo in attesa di comunicarvi notizie più precise sull'arrivo di Mario-.....
-l'atteso arrivo di Mario per le ore 9.00, sarà rimandato di qualche minuto-..

Passò un intero giorno, si fece pomeriggio e poi sera e di Mario nessuna notizia.
La gente da casa, il pubblico fuori dal teatro, la stampa e le televisioni avevano finito ormai di
sperare. La consapevolezza che il "no" aveva preso il posto del "forse" si era abbattuta sulla
folla, che stanca e triste non aveva più parole. Questo uno-due, questi due colpi così forti presi in
così breve tempo li aveva sfiaccati. Prima il mancato ritrovamento di Livia e adesso la scomparsa
di Mario, avevano gettato sulla gente una velo di tristezza. Perfino la tanto aspettata sfida, quella
che tutti, sicuri che l'avrebbe vinta, in fondo, speravano si trasformasse semplicemente in un
modo per risollevarlo da quel brutto momento, e magari con lui...anche loro.
Il giorno dopo i giornali, aprirono con la notizia in prima pagina, tutti solidali con Mario,
tutti che cercavano di sdrammatizzare, ogni giornale, ogni televisione, dava con dei lunghi
articoli, un propria interpretazione dell'accaduto.
Chi seguiva la pista del malore, chi quella emotiva, qualcuno si era spinto ad immaginare che
Mario volesse un pò, come dire, lasciare sulle spine il pubblico per poi divertirlo con un'altra
trovata. Ma è chiaro che fra le righe di quei titoli si leggeva la tremenda paura che avesse fatto
un gesto estremo, che la sua scomparsa fosse frutto di una decisione dolorosa. Qualcuno, forse
tutti, pensarono al suicidio.
La società farmaceutica con un comunicato ricordò che la sfida, da contratto, era persa, visto che
Rossi non si era presentato. Questa puntualizzazione venne ritenuta dalla gente una sottile
insinuazione che Mario non sarebbe riuscito a portare a termine l'impresa. Le vendite dei loro
prodotti calarono già dal giorno stesso, del 60%. Nei giorni successivi, con un passaparola, tutte
le macchine nel mondo esposero sul vetro,per solidarietà,un foglio su cui era scritto:
753+1 come vinta! (vedi figura nella pagina successiva)
Intanto nel teatro si cominciò a smontare la scena della sfida. Gli addetti prelevarono i reperti
sistemandoli accuratamente in dei contenitori per imballarli e portarli ognuno nel proprio museo.
Mano mano, i tavoli su cui gli oggetti avrebbero dovuto passare l'attenta selezione di Mario si
svuotarono. E fu solo allora che ci si accorse che mancava un pezzo.
Incredibile, qualcuno forse un ladro era riuscito a portare via un oggetto. All'appello mancava un
anellino d'oro, nel quale era incastonata una corniola con incisa sopra una meravigliosa Giunone
in lucina, la dea protettrice delle donne che aspettano l'arrivo di un bambino.
Si passarono al vaglio le immagini riprese dalle decine di telecamere di tutto il mondo, che,
rimaste sempre accese, avevano ripreso tutto. Ma niente, in nessuna maniera si era riusciti a
capire quando era stato il momento della sparizione.
Che peccato che un ladro avesse potuto macchiare un evento già cosi triste.
Si cercò di non parlarne molto, proprio per dimenticare più in fretta tutto.

Ma ecco che una mattina, pochi giorni dopo, improvvisamente come un tam tam metropolitano,
una notizia fa il giro di Roma, come una spirale mossa dal vento, dalla città arriva lontano fino
alle radio e ai giornali,
Mario stava passeggiando in una via del centro. Non era solo, una meravigliosa ragazza gli
teneva la mano. Erano felici e sorridenti, lui non aveva occhi che per lei.
I loro sguardi, si stringevano come fossero stati divisi da millenni, le loro bocche si raccontavano
silenziose parole in latino. In pochi minuti migliaia di persone giunsero da ogni parte della città.
Gli si fecero intorno, volevano accertarsi che fosse davvero lui. Ma nonostante tutto, la gente non
aveva il coraggio di fermarli, non accennava neanche a disturbarli. Commossa ed emozionata la
folla si apriva al loro passaggio.
I due camminavano, lui le teneva la mano e sorridendo ogni tanto le accarezzava dolcemente la
pancia. Lei gli sfiorava il viso, e baciandolo, gli mostrava l'anello che aveva al dito.
Un po impacciati si stringevano, giocavano, si abbracciavano ora sul collo, ora sui fianchi.
Un nastrino porpora e un foglietto, evidente scarto di un regalo, scivolò da uno dei due e cadde a
terra.
Qualcuno lo prese
C'era scritto in latino:

"Per Te Livia, Amore mio, che questo anello protegga il nostro piccolo bambino che sta per
arrivare, che protegga te e il nostro amore eterno.
Tuo Marzio
"

Pochi giorni dopo si venne a sapere che la società farmaceutica aveva deciso
di complicare la sfida, di cambiare segretamente le carte in tavola.
Avevano sistemato nel teatro 753 ottimi, perfetti falsi e un solo oggetto autentico.

Quello scomparso.

L'anello rappresenta Giunone Lucina
che esce dalle acque per coccolare
un neonato dolcemente addormentato
in una conchiglia.
Come fosse una perla rara


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